L' infinito sono io

L' infinito sono io

di Oriel Pozzoli

Filippo Traversi ha tredici anni. È nato con un occhio semichiuso: qualcuno, per questo, lo chiama ciclope, ma sottovoce, perché la sua fidanzata è bella e lui è un tipo che non ha paura di nessuno. Certe volte però gli manca il fiato, perciò ha bisogno di aprire una finestra, per respirare meglio. A un certo punto la corsa di Filippo s'interrompe. Allora ci sono le voci dei suoi amici, che continuano a raccontare, riempiendo di storie il suo silenzio. Parlano del mestiere di vivere sulla linea d'ombra, da vecchi bambini, innamorati delle loro compagne. Ragazze con le mollette tra i capelli e corpi improvvisamente insidiosi. Intorno ci sono il quartiere, la scuola, l'accampamento degli zingari, l'ospedale che sembra un paese. La metropolitana per andare in discoteca il sabato pomeriggio. Ci sono padri che giocano alla guerra travestiti da soldati, figli che devastano alberghi in rovina, e organizzano pedinamenti dei fratelli maggiori. Ci sono lutti veri, e prove di dolore, epidemie di febbre e mali dell'anima. Tagli nascosti. Bisogna dimostrare di valere qualcosa. I ragazzi osservano gli adulti con occhi puliti.

Curiosi e spaventati, spiano le loro debolezze. Gli adulti sanno che non c'è niente che conservi la sua prima bellezza.

In tanti hanno qualcosa da dire a Filippo, anche se lui non sembra in grado di rispondere. Martina la cicciona, però, non si accontenta delle parole: vuole vedere un miracolo ed essere la più brava di tutte.